Vangelo 16 aprile

Giovanni 6, 30-35
30 Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?  31 I
nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane
dal cielo».  32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal
cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.  33 Infatti il pane di Dio è colui che
discende dal cielo e dà la vita al mondo».  34 Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo
pane».   35 Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in
me non avrà sete, mai!


Ascoltiamo la Parola
Gesù usa il pane come simbolo per parlare di se stesso, perché il pane ricorda a tutti alcune
caratteristiche importanti. Il pane parla di quotidianità: è normalmente sulla tavola tutti i giorni, è
spesso simbolo di semplicità e di essenzialità. Il pane non è frutto. Gesù non si paragona a qualcosa
che si trova in natura, ma ad un prodotto dato dal lavoro dell’uomo. Come a dire che per avere tra
noi l’amore che vince la morte bisogna rimboccarsi le maniche, perché la vita è esigente. Il pane
viene fatto lievitare. Il simbolo del lievito parla di qualcosa di piccolo, di invisibile, di “debole”,
eppure fa crescere le cose, senza quasi che ce ne rendiamo conto. Così è la legge dell’amore che ci
dona Gesù: siamo chiamati a cose anche semplici, piccole, eppure – ci garantisce il Risorto – sono
proprio queste cose che, goccia dopo goccia, cambiano il mondo. Infine, il pane viene mangiato:
allo stesso modo Gesù ci indica la strada per la vera umanità, donarsi fino alla fine, nutrire le
persone accanto noi con quell’amore che, a nostra volta, abbiamo ricevuto. Gesù è il “pane della
vita” perché tutti noi possiamo diventare pane, segno quotidiano di un amore semplice, esigente,
fragile, donato. Semplicemente pane.

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