Vangelo 7 luglio

Marco 6, 1-6
1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.  2 Giunto il sabato, si mise a
insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono
queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue
mani?  3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di
Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.  4 Ma Gesù
disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».  5 E
lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì.  6a E si
meravigliava della loro incredulità. 6b Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Ascoltiamo la Parola
Gli abitanti di Nazaret non negano la sapienza di Gesù, i suoi miracoli, la lucidità della sua
predicazione; anzi ne sono sorpresi. Ma ne contestano l’origine. “Da dove gli vengono queste
cose?”. Ha fatto il carpentiere, è cresciuto tra noi, conosciamo sua madre e i suoi: come può venire
da Dio e arrogarsi il diritto di parlare così? Ecco la ragione del rifiuto: l’invisibilità di Dio, che non
si fa presente sotto apparenze comuni. Perciò, nonostante la meraviglia per una sapienza che non si
spiega da sé, essi non credono. Anzi la sua presenza diventa ostacolo a vivere la loro fede.
Concludono: meglio non fidarsi di quest’uomo che propone novità pericolose. Avviene così il
distacco doloroso, ma inevitabile, di Gesù dai familiari, dai vicini e dagli amici. Grazia e potenza di
Gesù possono agire solo se qualcuno accoglie con cuore aperto la sua proposta, e ci sta a seguirlo. Il
nostro cristianesimo è spesso fatto da alcune idee, da qualche pratica (magari la messa della
domenica), ma rimaniamo lontani dal vivere una fede concreta e convinta, un amore paziente e
verso tutti. Bisogna aprirsi al Gesù reale e non ridurlo a ciò che piace a noi.

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