Vangelo 9 ottobre

Luca 11, 1-4
1 Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse:
«Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse
loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; 3 dacci ogni
giorno il nostro pane quotidiano, 4 e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad
ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione».

Ascoltiamo la Parola
Diventare fratello e figlio non è facile. Diventare figlio comporta la consapevolezza che da soli non
ce la facciamo. Significa accettare di essere dipendenti, in qualche modo, dagli altri. Significa anche
cogliere che non i siamo padroni totali della nostra vita, ma che essa ci è data come dono gratuito e
che c’è una “volontà” che non è la nostra con cui dobbiamo fare i conti, bene o male. Diventare
fratello e sorella implica la responsabilità, accorgersi degli altri attorno a noi, dei loro bisogni e
delle loro necessità. Significa perdonare e accettare di essere corretti e perdonati. Camminare al
passo con gli altri: ecco dove si tocca con mano la fraternità. Abbiamo un bisogno fortissimo,
soprattutto oggi, di diventare figli e fratelli. E’ ciò che ci rende più liberi e felici, anche se costa
fatica, perché vuol dire dimenticare un po’ sé stessi. Forse non è un caso che l’unica preghiera che
Gesù ci ha insegnato è quella del Padre, che invita a riconoscerci tutti figli suoi e, di conseguenza,
fratelli tra noi.

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