Vangelo 12 luglio

Matteo 10, 24-33
24 Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; 25 è sufficiente per il
discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato
Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari! 26 Non li temete dunque, poiché non v’è
nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere
manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio
predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di
uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella
Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra
senza che il Padre vostro lo voglia. 30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti
contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! 32 Chi dunque mi
riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi
invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Ascoltiamo la Parola
L’invito che Gesù ci fa a non temere chi può uccidere il corpo ma non ha potere sull’anima, è un
invito forte da cogliere. Al giorno d’oggi questo invito risuona come invito a recuperare la capacità
di relazione, di passione, di compassione, di misericordia. Preoccupiamoci meno dei corpi che
rischiano di essere delle larve viventi assaliti da Alzheimer. Preoccupiamoci di più dell’educazione,
della formazione delle nostre anime. Recuperiamo la nostra attenzione e la nostra capacità educativa
del cuore e meno del corpo. O il corpo lo educhiamo con lo spirito oppure creiamo dei culturisti con
dei fisici perfetti che fanno rabbrividire, ma che dentro sono vuoti. Non abbiamo paura se nelle
nostre comunità o parrocchie abbiamo meno gente, l’importante è che nel nostro ritrovarci vi sia
un’anima, un senso, un’attenzione a quel cuore tanto dimenticato e isolato che in relazione con Dio,
può creare testimonianza. La testimonianza diventa contagiosa solo se nasce da una relazione
profonda con Dio e con il creato, con il prossimo.

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