Luca 19, 11-15
11 Mentre essi ascoltavano queste cose, Gesù aggiunse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed
essi pensavano che il regno di Dio stesse per essere manifestato immediatamente. 12 Disse dunque: “Un
uomo nobile se ne andò in un paese lontano per ricevere l’investitura di un regno e poi
tornare. 13 Chiamati a sé dieci suoi servitori, diede loro dieci mine e disse loro: ‘Fatele fruttare finché io
venga’. 14 Ma i suoi concittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un’ambasciata per dire: ‘Non
vogliamo che costui regni su di noi’. 15 Quando egli fu tornato, dopo aver ricevuto l’investitura del regno,
fece venire quei servi ai quali aveva dato il denaro, per sapere quanto ognuno avesse guadagnato
facendolo fruttare.
Ascoltiamo la Parola
Il Vangelo di oggi, fotografa un atteggiamento personale che di tanto in tanto si affaccia anche nella nostra
vita: farsi molte domande sulla fine del mondo perdendo di vista il presente più immediato. Tutto il
racconto ruota attorno all’assenza di quest’uomo che è partito per un paese lontano e nessuno sa quando
tornerà. Nel frattempo ha affidato ai suoi servi dei talenti, e la cosa interessante è il rapporto che essi
costruiscono su questo atto di fiducia. Tutti investono su di essi, tranne uno che è preoccupato di quando
sarebbe tornato il padrone e del suo possibile severo. Chi costruisce la propria vita sulla paura non può
godere di nulla e raccoglie il vuoto. Non ha senso porci domande che ci fanno fuggire dal presente e dalla
realtà. Dobbiamo domandarci come possiamo impiegare bene del tempo e delle cose che il Signore ci ha
dato oggi, diversamente accadrà per noi lo stesso destino di quel servo che pensando di preservare in
realtà perde tutto. La vita vale la pena solo se siamo capaci di investire, di rischiare per qualcosa di
grande. La mediocrità è bandita dal regno.
