Luca 20, 34-40
34 Gesù disse loro: “I figli di questo secolo sposano e sono sposati, 35 ma quelli che saranno reputati
degni di avere parte al mondo a venire e alla risurrezione dai morti non sposano e non sono
sposati, 36 perché neanche possono più morire, poiché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo
figli della risurrezione. 37 Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò anche Mosè nel passo del ‘pruno’,
quando chiama il Signore, Dio di Abraamo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38 Ora, egli non è un Dio
dei morti, ma dei viventi, poiché per lui vivono tutti”. 39 E alcuni scribi, rispondendo, dissero: “Maestro,
hai detto bene”. 40 E non ardivano più fargli alcuna domanda.
Ascoltiamo la Parola
Se c’è un punto su cui la nostra fede si regge o cade questo punto è la resurrezione. Già ai tempi di Gesù
c’era una separazione netta tra chi credeva in essa e chi no. C’è però anche da dire che anche tra quelli che ci credono ai giorni nostri, qualcuno si è fatto un’idea sbagliata confondendo la resurrezione con una
qualche forma di reincarnazione, o rivitalizzazione di un cadavere. La resurrezione è un fatto che sfugge
dall’essere descritto nella sua totalità. Di certo però sappiamo che è il dono di una vita concreta, in un
corpo concreto, liberato però dalla dittatura del peccato e della morte. Nessuno può spiegare questo
mistero perché come tutti i misteri al massimo si può farne esperienza. Di certo però non si può
comprendere nulla della resurrezione se la si concepisce come la stessa vita che c’è qui. Un seme ha una
vita, ma quando muore (germoglia) diventa un albero che è anch’esso vita, è vita che viene dal seme, ma
nessuno si sognerebbe di dire che è come prima, poiché invece è radicalmente diverso. Allo stesso modo
pensare la resurrezione con le stesse logiche di possesso e di limite con cui ci viviamo la vita qui,
significherebbe non comprendere nulla della vita donata nella resurrezione.
