Vangelo 1 dicembre

Matteo 8, 5-11
5 Quando Gesù fu entrato in Cafarnao, un centurione venne a lui pregandolo e dicendo: 6 “Signore,
il mio servo giace in casa paralitico, gravemente tormentato”. 7 Gesù gli disse: “Io verrò e lo
guarirò”. Ma il centurione, rispondendo, disse: 8 “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio
tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9 Poiché anch’io sono uomo sottoposto
ad altri e ho sotto di me dei soldati e dico a uno: ‘Va” ed egli va, e a un altro: ‘Vieni’ ed egli viene, e
al mio servo: ‘Fa’ questo’ ed egli lo fa”. 10 Gesù, udito questo, ne restò meravigliato e disse a quelli
che lo seguivano: “Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così
grande. 11 E io vi dico che molti verranno da Levante e da Ponente e si metteranno a tavola con
Abramo, Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli,
Ascoltiamo la Parola
Questo centurione, straniero, pagano, militare, occupante, nemico, padrone, mette in
discussione tutte le nostre carte geografiche, tutti i documenti di riconoscimento che conosciamo, le
nostre classificazioni etnologiche, e anche i certificati di Battesimo. Sì, perché dall’Oriente e da
Occidente, dalle periferie pagane del Mondo e dai vicoli più oscuri delle città vengono centurioni
che ci possono dare lezioni di fede. Siamo invitati da Gesù ad accettare la non validità dei nostri
attestati, e a riconoscere a chi è privo di documenti la sua vera identità di figlio di Dio, fratello da
amare.

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