Vangelo 3 dicembre

Matteo 15, 29-37
29 Partito di là, Gesù venne presso il mar di Galilea e, salito sul monte, se ne stava seduto
lassù. 30 E gli si avvicinò una grande folla che aveva con sé degli zoppi, dei ciechi, dei muti, degli
storpi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi e Gesù li guarì. 31 La folla restò piena di stupore
nel vedere che i muti parlavano, gli storpi erano guariti, gli zoppi camminavano, i ciechi vedevano,
e diede gloria al Dio d’Israele. 32 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: “Io ho pietà di questa
folla, poiché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare; non voglio rimandarli digiuni,
affinché non vengano meno per via”. 33 I discepoli gli dissero: “Dove potremmo trovare, in un
luogo deserto, tanti pani da saziare così gran folla?”. 34 E Gesù chiese loro: “Quanti pani avete?”;
essi risposero: “Sette e pochi pescetti”. 35 Allora egli ordinò alla folla di accomodarsi per
terra. 36 Poi prese i sette pani e i pesci; dopo aver reso grazie, li spezzò e li diede ai discepoli e i
discepoli alle folle. 37 Tutti mangiarono e furono saziati e dei pezzi avanzati si raccolsero sette
panieri pieni.


Ascoltiamo la Parola
Circondato da malati di ogni genere, Gesù sente compassione per questa folla. Le ferite della vita,
della carne e del cuore non lo lasciano indifferente. Egli sente la sofferenza e partecipa al dolore di
così tante persone. Colpisce l’informazione che i presenti non mangiano da tre giorni. È forse il
fascino di Gesù, la sua vitalità contagiosa che fa dimenticare di nutrirsi? Gesù è già nutrimento,
quantomeno nella relazione con l’altro, cibo relazionale. I discepoli, cioè la futura comunità dei
credenti fino a noi oggi, riceve dal Maestro lo stile di come spezzare il pane perché sia condiviso.
Da un lato la condivisione diventa ciò che permette a tutti di sfamarsi e le risorse che sembravano
molto scarse diventano abbondanti; inoltre, la ripetizione come stile pedagogico diventa sigillo di
avvenuta interiorizzazione della lezione di Gesù.

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