Matteo 17, 10-13
10 E i discepoli gli domandarono: “Perché dunque dicono gli scribi che prima deve venire
Elia?”. 11 Ed egli, rispondendo, disse loro: “Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. 12 Ma io
vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno
voluto; così anche il Figlio dell’uomo deve soffrire da loro”. 13 Allora i discepoli compresero che
egli aveva parlato loro di Giovanni il battista.
Ascoltiamo la Parola
Nel libro del profeta Malachia leggiamo: «Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno
grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso
i padri». Per questo il popolo d’Israele era convinto che la venuta del Messia sarebbe stata
preceduta dal ritorno del profeta Elia. Da qui la domanda dei discepoli al Maestro: se tu sei il
Messia che attendiamo, perché non abbiamo visto Elia precederti? Il problema, spiega loro Gesù, è
che Elia non è stato riconosciuto, perché era diverso da quello che si aspettavano. Farsi delle
aspettative su ciò che incontreremo nella nostra vita è normale. Il problema è quando quelle
aspettative diventano “regole” da rispettare tassativamente, perché allora ci imprigionano e ci
impediscono di tenere occhi, orecchi e cuore aperto e di riconoscere la verità delle persone e degli
eventi in cui ci imbattiamo. Perché il nostro è un Dio “fantasioso”, che spesso agisce fuori dai nostri
schemi e si manifesta dove mai ci aspetteremmo. Sintonizziamoci con questa sua fantasia:
potremmo scoprire con gioiosa sorpresa che Dio è molto più presente nel nostro quotidiano di
quanto non sembri.
