Marco 4, 26-36
26 Diceva ancora: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme in terra, 27 dorme e si alza, la
notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce nel modo che egli stesso ignora. 28 La terra da
sé stessa dà il suo frutto: prima l’erba e poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. 29 E,
quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché è giunta l’ora della mietitura”.
30 Diceva ancora: “A che cosa paragoneremo il regno di Dio o con quale parabola lo
rappresenteremo? 31 Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si semina in terra, è il
più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra, 32 ma, quando è seminato, cresce e diventa maggiore
di tutti gli ortaggi e fa dei rami tanto grandi che alla sua ombra possono ripararsi gli uccelli del
cielo”. 33 E con molte parabole di questo genere esponeva loro la Parola, secondo quello che
potevano intendere. 34 Non parlava loro senza una parabola, ma in privato spiegava ogni cosa ai
suoi discepoli. 35 In quel medesimo giorno, fattosi sera, Gesù disse loro: “Passiamo all’altra
riva”. 36 E i discepoli, congedata la folla, lo presero così com’era nella barca. Vi erano delle altre
barche con lui.
Ascoltiamo la Parola
In questa breve parabola il protagonista è il seme, un seme che cresce da sé e non ha importanza se
il contadino dorme o veglia, se è notte o se è giorno. È inutile che il contadino si dia da fare sul
campo appena seminato, non farebbe che calpestarlo, non può tirare l’erba per farla crescere, la
strapperebbe: deve solo attendere, pazientare e avere fiducia nella mietitura. Così è per il Regno di
Dio che rappresenta la sintesi di tutto quello che Gesù è venuto a realizzare nel mondo: un
cambiamento radicale della storia, un’alternativa umana, la logica nuova quella dell’amore
incondizionato, del servizio gratuito. Una volta seminato nel cuore dell’uomo, il Vangelo ha
bisogno dei suoi tempi, ma cresce senza che noi ce ne rendiamo conto.
