Vangelo 4 febbraio

Marco 6, 1-4
1 Poi partì di là, venne nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono.
2 Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga; molti, udendolo, si stupivano e dicevano:
“Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono queste
opere potenti fatte per mano sua? 3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria e il fratello di
Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si
scandalizzavano di lui.
4 Ma Gesù diceva loro: “Nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in
casa sua”.

Ascoltiamo la Parola
 E’ difficile far agire la Grazia davanti a un pregiudizio, perché esso è la superba convinzione di
conoscere già, di sapere già, di non aspettarsi nulla se non ciò che si crede già di conoscere. Se si
ragiona con il pregiudizio Dio non può fare molto, perché Dio non opera facendo cose diverse, ma
suscitando cose nuove in quelle che sono le stesse cose di sempre della nostra vita. Se da una
persona che hai accanto non ti aspetti più nulla (marito, moglie, figlio, amico, genitore, collega) e lo
hai tombato in un pregiudizio, magari con tutte le ragioni giuste del mondo, Dio non può operare
nessun cambiamento in lui perché tu hai deciso che non può esserci. Ti aspetti persone nuove ma
non aspetti una novità nelle stesse persone di sempre. Il Vangelo di oggi ci rivela che ciò che può
fare da impedimento alla Grazia di Dio non è innanzitutto il male, ma l’atteggiamento di chiusura
mentale con cui molto spesso guardiamo chi ci sta accanto. Solo deponendo il pregiudizio e le
nostre convinzioni sugli altri allora potremmo vedere prodigi operati nel cuore e nelle vite di chi ci
è accanto. Ma se noi siamo i primi a non crederci allora sarà difficile vederli veramente. In fondo
Gesù è disposto sempre a fare miracoli ma a patto che si metta sul tavolo la fede, non gli “ormai”
con cui molto spesso ragioniamo.

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