Matteo 5, 13-16
13 Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono
a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo; una
città posta sopra un monte non può rimanere nascosta 15 e non si accende una lampada per metterla
sotto un recipiente, anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in
casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e
glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.
Ascoltiamo la Parola
Gesù delinea la missione dei discepoli con due immagini tratte dalla vita quotidiana. Sale e luce sono
elementi necessari e perciò ci ricorda che abbiamo un ruolo essenziale e insostituibile nella vita sociale;
se veniamo meno, se la nostra testimonianza s’indebolisce, l’umanità diviene più povera e
sostanzialmente incapace di portare a termine l’opera della creazione. D’altra parte, sono simboli che
rimandano alla vita ordinaria e perciò ricordano che la missione che Gesù chiede non passa solo
attraverso le opere straordinarie ma anche e soprattutto nei doveri di ogni giorno, nel contesto della vita
domestica e del proprio lavoro, attraverso un’attiva partecipazione alla vita sociale. La fede può e deve
generare opere straordinarie, quelle che tutti vedono da lontano, come la città posta sul monte; ma deve
anche diventare il pane quotidiano, un alimento apparentemente semplice che però ha la forza di nutrire.
Nel 1948, dopo la drammatica guerra mondiale, Albert Camus, scrittore e filosofo ateo, viene invitato
ad un colloquio in cui gli viene chiesto cosa si aspetta dai cristiani. Risponde così: “Questo anzitutto,
che i cristiani rimangano cristiani”. Se non sappiamo essere differenti, finiremo per essere ininfluenti,
cioè inutili, come il sale insipido. Essere umili testimoni non significa nascondere la fede.
