Vangelo 12 febbraio

Marco 7, 24-30
24 Poi Gesù partì di là e se ne andò verso i confini di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che
alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto, 25 anzi subito una donna, la cui bambina aveva
uno spirito immondo, avendo udito di lui, venne e gli si gettò ai piedi. 26 Quella donna era pagana,
di nazione sirofenicia, e lo pregava di scacciare il demonio da sua figlia. 27 Ma Gesù le disse:
“Lascia che prima siano saziati i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai
cagnolini”. 28 Ma ella rispose: “Dici bene, Signore; eppure i cagnolini, sotto la tavola, mangiano
delle briciole dei figli”. 29 Allora Gesù le disse: “Per questa parola, va’; il demonio è uscito da tua
figlia”. 30 E la donna, tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio uscito da
lei.

Ascoltiamo la Parola
Una madre straniera e disperata che prega Gesù in tutti i modi si sente rispondere in un modo così
duro e offensivo che si fa fatica a credere che sia stato Gesù a dirle quelle parole: «Lascia prima che
si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
Perché Gesù reagisce in questo modo? La vera domanda è un’altra: che cosa produce una simile
reazione? In me avrebbe prodotto rabbia e rigetto. In questa donna invece produce fede: «Sì,
Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli». Proviamo a tradurre
questo dialogo in maniera esistenziale. Tante volte ci accadono cose terribili che sembrano in
perfetta dissonanza con la bontà di Dio. Ci viene da ribellarci, ma se in quel momento invece di
arrabbiarci con Dio ci abbandoniamo completamente a Lui, ecco allora che una misteriosa grazia
emerge da quel buio e ci accompagna. La vera fede non è sentire cose positive, o vivere eventi
favorevoli; la vera fede è fidarsi di Dio quando tutto grida contro di Lui. «Per questa tua parola va’,
il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se
n’era andato.

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