Vangelo 18 febbraio

Matteo 6, 1-6. 16-18
1 Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere osservati da loro,
altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Quando dunque fai
l’elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle
strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne
hanno. 3 Ma, quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 affinché
la tua elemosina si faccia in segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa.
5 Quando pregate, non siate come gli ipocriti, poiché essi amano pregare stando in piedi nelle
sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il
premio che ne hanno. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la
preghiera al Padre tuo che è nel segreto e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la
ricompensa. 16 Ora, quando digiunate, non siate malinconici d’aspetto come gli ipocriti, poiché essi
si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. Io vi dico in verità che questo è il
premio che ne hanno. 17 Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e làvati la faccia, 18 affinché non
appaia agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo che è nel segreto e il Padre tuo, che vede nel
segreto, te ne darà la ricompensa.

Ascoltiamo la Parola
Rinunciare alla logica dell’apparenza è un’altra grande rinuncia a cui ci sottopone il Vangelo.
Vivere di apparenza significa far dipendere la nostra vita continuamente dallo sguardo dell’altro. Le
cose assumono senso solo quando gli altri se ne accorgono e ci ammirano. Senza questo sguardo
tutto ci sembra inutile e senza senso. Ma l’amore vero è sempre amore per ciò che molto spesso gli
altri non vedono. È amare senza mettersi in mostra, è fare delle scelte che nascono dal cuore e non
dalla strategia. Ecco perché Gesù parla di preghiera, elemosina e digiuno perché questi tre capisaldi
della pratica religiosa possono essere vissuti come modi per mettersi in vetrina e dimostrare agli
altri quanto siamo belli e bravi, o modi attraverso il quale ci esercitiamo a rinunciare a ogni tipo di
apparenza per fare scelte che riguardano invece il segreto del nostro cuore. Ma Dio non abita le
vetrine, ma la stanza segreta del cuore.

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