Matteo 17, 1-19
1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra
un alto monte, in disparte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro; la sua faccia risplendé come il sole e i
suoi vestiti divennero candidi come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che stavano
conversando con lui. 4 E Pietro prese a dire a Gesù: “Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò
qui tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia”. 5 Mentre egli parlava ancora, una nuvola
luminosa li coprì della sua ombra ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: “Questo è il mio Figlio
diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo”. 6 E i discepoli, udito ciò, caddero con la faccia
a terra e furono presi da gran timore. 7 Ma Gesù, accostatosi, li toccò e disse: “Alzatevi e non
temete”. 8 Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo. 9 Poi, mentre
scendevano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine: “Non parlate di questa visione a nessuno,
finché il Figlio dell’uomo non sia risuscitato dai morti”.
Ascoltiamo la Parola
Nessuno può dire di ascoltare il Figlio se non prende sul serio ciò che in questo momento sta
vivendo, la sua nuda e cruda realtà. Ma non con un ascolto qualsiasi, ma con un ascolto di amore. È
sempre difficile scendere dal Tabor, perché è sempre difficile amare ciò che c’è e non ciò che
vorremmo ci fosse. Ma il discepolato è esattamente seguirlo con fiducia in questa fatica. Il
cristianesimo è vivere a modo Suo non a modo nostro. Solo così si riesce a scavallare un altro
monte, il Calvario. È solo seguendolo con questa fiducia che si arriva oltre ciò che sembra la fine. È
solo così che dal buio si passa alla luce della Pasqua.
