Vangelo 6 marzo

Matteo 21,33-43. 21,45-46
33 “Udite un’altra parabola: vi era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una
siepe, vi scavò un luogo per pigiare l’uva e vi edificò una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne
andò in viaggio. 34 Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servitori dai lavoratori per
ricevere i frutti della vigna. 35 Ma i lavoratori presero i servitori, ne batterono uno, ne uccisero un
altro e un altro lo lapidarono. 36 Da capo mandò degli altri servitori, in maggior numero dei primi, e
quelli li trattarono nello stesso modo. 37 Alla fine, mandò loro suo figlio, dicendo: ‘Avranno
rispetto per mio figlio’. 38 Ma i lavoratori, visto il figlio, dissero tra di loro: ‘Costui è l’erede; venite,
uccidiamolo e facciamo nostra la sua eredità’. 39 Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e lo
uccisero. 40 Quando dunque sarà venuto il padrone della vigna, che farà a quei lavoratori?”. 41 Essi
gli risposero: “Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri lavoratori, i quali
gliene renderanno il frutto a suo tempo”. 42 Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture:
‘La pietra che gli edificatori hanno rifiutata è quella che è diventata pietra angolare; ciò è stato
fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri?’. 43 Perciò io vi dico che il Regno di
Dio vi sarà tolto e sarà dato a una gente che ne faccia i frutti. 45 E i capi sacerdoti e i farisei, udite le
sue parabole, capirono che parlava di loro 46 e cercavano di prenderlo, ma temettero la folla, che lo
riteneva un profeta.

Ascoltiamo la Parola
La nostra vita è descritta da questo versetto del Vangelo di oggi. Infatti la vigna delle nostre
esistenze non è opera nostra, l’abbiamo ricevuta in dono. Non ci siamo dati la vita da soli, ne siamo
solo i beneficiari. E chi ce l’ha consegnata ha persino avuto la delicatezza di lasciarci spazio, di
arretrare, come l’estremo atto di fiducia di chi fatica per qualcosa e poi si fida di consegnarla nelle
mani di altri. Il nostro problema sta nel fatto che Dio ha scelto di non essere evidente, e questo
molte volte ci convince che i padroni siamo noi. Quando tu ti credi padrone della vita ti dimentichi
ad esempio che un giorno dovrai riconsegnarla, e che prima o poi bisognerà rendere conto di come
abbiamo vissuto, di come abbiamo avuto cura di questo dono.

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