Vangelo 24 marzo

Giovanni 8, 21-30
21 Egli dunque disse loro di nuovo: “Io me ne vado e voi mi cercherete, e morirete nel vostro
peccato; dove vado io, voi non potete venire”. 22 Perciò i Giudei dicevano: “Si ucciderà forse,
poiché dice: ‘Dove vado io voi non potete venire’?”. 23 Egli diceva loro: “Voi siete di quaggiù; io
sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo. 24 Perciò vi ho detto che
morirete nei vostri peccati, perché, se non credete che io sono [il Cristo], morirete nei vostri
peccati”. 25 Allora gli domandarono: “Chi sei tu?”. Gesù rispose loro: “Sono ciò che vi ho detto da
principio. 26 Ho molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto, ma colui che mi ha mandato è
veritiero, e le cose che ho udito da lui le dico al mondo”. 27 Essi non capirono che egli parlava loro
del Padre. 28 Gesù dunque disse loro: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora
conoscerete che io sono [il Cristo] e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre
mi ha insegnato. 29 E colui che mi ha mandato è con me; egli non mi ha lasciato solo, perché faccio
sempre le cose che gli piacciono”. 30 Mentre egli parlava così, molti credettero in lui.

Ascolta la Parola
Il peccato è ciò che blocca la vita, e molto spesso proprio in questa esperienza di blocco la vita
comincia ad assomigliare a un pantano d’acqua che non trovando acqua di ricambio comincia a
diventare marcia. Ciò accade quando viviamo solo in un’unica dimensione che è quella di questo
mondo. Gesù è venuto a darci non solo altezza e larghezza alla vita ma soprattutto profondità.
Quando manchiamo di questa terza dimensione tutto risulta piatto e proprio perché è così non riesce
più a farci sentire vivi. Come si fa ad uscire da questo pantano? Cos’è che ci salva? È la Croce di
Cristo: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla
da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo”. Nelle sibilline parole di Gesù ci
sono due cose che non possiamo trascurare: da una parte l’esperienza dell’innalzamento coincide
con la sua morte in croce, cioè con l’esperienza di dare la vita per ciascuno di noi.  Soltanto quando
ci lasciamo raggiungere dal mistero di questo amore allora la nostra vita riprende a scorrere,
esattamente come capita a una persona che vive una cosa difficile ma se si sente amata riesce ad
andare avanti. La seconda caratteristica è nell’esorcismo della solitudine, vera causa della nostra
infelicità. Gesù dice: “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo”. Quando ci si
sente soli invece tutto diventa insormontabile. Gesù è venuto a distruggere la nostra radicale
solitudine. Noi non siamo veramente soli mai. Questa è la vita eterna.

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