Vangelo 3 aprile

Giovanni 19, 30-42
30 Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: “È compiuto!”. E chinato il capo, rese lo spirito.
31 Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la
Preparazione e quel sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe
e fossero tolti via. 32 I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo e poi anche all’altro
che era crocifisso con lui, 33 ma venuti a Gesù, come lo videro già morto, non gli spezzarono le
gambe, 34 ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia e subito ne uscì sangue e
acqua. 35 Colui che lo ha visto ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è vera; ed egli sa
che dice il vero, affinché anche voi crediate. 36 Poiché questo è avvenuto affinché si adempisse la
Scrittura: “Nessun osso di lui sarà spezzato”. 37 E anche un’altra Scrittura dice: “Guarderanno a
colui che hanno trafitto”. 38 Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma
in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù e Pilato glielo
permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. 39 Nicodemo, che in precedenza era andato da
Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40 Essi
dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, com’è usanza di seppellire
presso i Giudei. 41 Nel luogo dove egli fu crocifisso c’era un orto e in quell’orto un sepolcro nuovo,
dove nessuno era ancora stato deposto. 42 Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione
dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

Ascoltiamo la Parola
Quante volte ci sarà capitato di fare esperienza del buio; sono quei momenti in cui non vediamo più
una speranza, una via di uscita, un significato.  Il Venerdì Santo è il giorno in cui Gesù entra nel
buio e si lascia crocifiggere affinché nessuno di noi possa più essere solo nei momenti in cui più si
sente solo. Infatti, c’è una grande differenza tra “sentirsi soli”, ed “esserlo” veramente. Da cristiani
bisogna imparare delle volte a diffidare delle nostre sensazioni, perché la nostra fede ci dice che
Gesù si è fatto nostro compagno di viaggio soprattutto nell’ora del buio e della prova. Per questo
bisogna imparare a frequentare la Croce di Cristo non come uno spauracchio o un perverso modo
per sentirci in colpa, ma come un esorcismo che allontana da noi la disperazione e ci fa invece
rendere conto di quanto siamo amati. Quando qualcuno ti ama fino all’estreme conseguenze, fino a
dare la vita per te, allora non hai più scuse perché su un amore così ci puoi fondare un universo non
solo la tua vita.  Grazie, Signore Gesù, perché ci hai amati così. Grazie, Signore Gesù, perché non
sei sceso da quella Croce. Da ora in poi, ogni volta che incontreremo la parola fine, sappiamo di
dover diffidare perché chi ama così non può mai morire e finire, neanche se lo ammazzano in un
modo così barbaro.

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