Vangelo 4 aprile

Matteo 28,1-10
1 Dopo il sabato, quando già albeggiava il primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra
Maria andarono a vedere il sepolcro. 2 Ed ecco si fece un gran terremoto, perché un angelo del
Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra. 3 Il suo aspetto era come di
folgore e la sua veste bianca come neve. 4 E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e
rimasero come morte. 5 Ma l’angelo prese a dire alle donne: “Voi non temete, perché io so che
cercate Gesù, che è stato crocifisso. 6 Egli non è qui, poiché è risuscitato come aveva detto; venite a
vedere il luogo dove giaceva. 7 E andate presto a dire ai suoi discepoli: ‘Egli è risuscitato dai morti,
ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, ve l’ho detto”. 8 E quelle se ne andarono in fretta
dal sepolcro con spavento e grande gioia, e corsero ad annunciare la cosa ai suoi discepoli.
9 Quand’ecco Gesù si fece loro incontro, dicendo: “Vi saluto!”. Ed esse, accostatesi, gli strinsero i
piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli
che vadano in Galilea; là mi vedranno”.

Ascoltiamo la Parola
Nell’esperienza delle donne al sepolcro – attratte irresistibilmente, tornano là dove è il loro tesoro
perché lì è anche il loro cuore! – è anche l’esperienza decisiva per la comprensione della morte di
Gesù, per l’origine della Chiesa: la Risurrezione è il fondamento della nostra fede e della nostra
speranza. Mentre le donne corrono dai discepoli per annunziare il Vangelo di Pasqua, Gesù si fa
loro incontro. Per ognuno di noi la resurrezione è la molla dell’annuncio e la fraternità è il luogo
della presenza del Risorto. Vivere da risorti non significa estraniarsi dalla terra, ma ricondurre alla
speranza tutto ciò che noi viviamo, il lavoro e il tempo, le relazioni e le persone. Il perdono,
domandato e offerto, l’amore che vince il male con un bene più grande, il dono gratuito di noi stessi,
la presenza solidale accanto ai giovani, alle famiglie, ai malati e ai soli. Sono tutti frutti di una vita
risorta, che ha conosciuto – come il sepolcro di Cristo – “un terremoto grande”: la terra si scosse,
come una partoriente. Ma chi fa Pasqua, in fondo, non nasce a nuova vita?

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