Vangelo 9 aprile

Luca 24,35-48
35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via e come era stato riconosciuto da loro
nello spezzare il pane. 36 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in
mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 37 Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno
spirito. 38 Ed egli disse loro: “Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali
pensieri? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io; toccatemi e guardate,
perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io”. 40 E, detto questo, mostrò loro le
mani e i piedi. 41 Ma, siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: “Avete
qui nulla da mangiare?”. 42 Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito, 43 egli lo prese e mangiò in
loro presenza. 44 Poi disse loro: “Queste sono le cose che io vi dicevo quando ero ancora con voi:
che era necessario che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi fossero
adempiute”. 45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture, e disse loro: 46 “Così è
scritto: che il Cristo avrebbe sofferto, sarebbe risuscitato dai morti il terzo giorno 47 e che nel suo
nome si sarebbe predicato il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da
Gerusalemme. 48 Voi siete testimoni di queste cose.

Ascoltiamo la Parola
Dovremmo domandarci oggi come possiamo toccare e fare esperienza delle ferite di Cristo per
poterlo anche riconoscere come Risorto e non come fantasma, cioè come una figura sbiadita frutto
solo di un ricordo educativo d’infanzia senza nessuna incidenza del qui ed ora della vita. Le nostre
ferite, i nostri buchi, i segni della passione della nostra vita, ma anche i segni e le ferite dei fratelli e
delle sorelle che abbiamo accanto, sono il luogo privilegiato in cui possiamo imparare la Pasqua. In
questo senso la Pasqua è possibile solo se fai pace con ciò che nella vita si ritiene essere solo un
errore, un’ingiustizia, una cosa brutta.  La gente non vuole entrare nelle case di riposo perché non
vuole fare i conti con la vecchiaia. Non vuole entrare nei reparti di ospedale perché non vuole fare i
conti con la malattia. Non vuole andare a trovare gente in carcere perché non vuole affrontare la
propria miseria. Tiene lontano e scarta i fratelli diversamente abili perché non ha fatto pace con la
propria diversità. Se tornassimo a frequentare le piaghe di Cristo e a farci pace, ci accorgeremmo
che è Pasqua.

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