Vangelo 12 aprile

Giovanni 20,19-31
19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre le porte del luogo dove
si trovavano i discepoli erano serrate per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a
loro, e disse loro: 20 “Pace a voi!”. E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli
dunque, visto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il
Padre mi ha mandato, anch’io mando voi”. 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo
Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti”.
24 Ora Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri
discepoli dunque gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se io non vedo nelle
sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia
mano nel suo costato, io non crederò”. 26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa e
Tommaso era con loro. Gesù venne, a porte chiuse, si presentò in mezzo a loro e disse: “Pace a
voi!”. 27 Poi disse a Tommaso: “Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel
mio costato; e non essere incredulo, ma credente”. 28 Tommaso gli rispose e disse: “Signore mio e
Dio mio!”. 29 Gesù gli disse: “Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e
hanno creduto!”. 30 Ora Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri miracoli, che non sono scritti
in questo libro, 31 ma queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di
Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Ascoltiamo la Parola
Ma è proprio l’incredulità di Tommaso che lo avvicina molto a ciascuno di noi. Anche noi
vorremmo che la fede fosse un’esperienza diretta con Dio e non la semplice fiducia nel racconto
degli altri. In questo senso Gesù non rimprovera Tommaso perché vuole “toccare”, ma lo
rimprovera perché non ha la pazienza di saper credere fino al punto di arrivare a “toccare”. Infatti
ogni esperienza di fede parte sempre dalla fiducia nell’esperienza di un altro. La fede vera diventa
esperienza diretta quando il Signore si fa riconoscere attraverso ciò che normalmente noi
chiamiamo debolezza. Così accade che la vita ci ferisce e imprevedibilmente in quelle ferite può
accadere di incontrare Dio.

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