Giovanni 10,1-10
1 “In verità, in verità io vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da
un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle
pecore. 3 A lui apre il portinaio, le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore
per nome e le conduce fuori. 4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro e le
pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Ma un estraneo non lo seguiranno, anzi
fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei”. 6 Gesù disse loro questa
similitudine ma essi non capirono di che cosa parlasse loro. 7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: “In
verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore. 8 Tutti quelli che sono venuti prima di me,
sono stati ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta; se uno entra per
me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pastura. 10 Il ladro non viene se non per rubare,
ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano a esuberanza.
Ascoltiamo la Parola
Una porta è il contrario di un muro. Una porta rende possibile il passaggio, collega ciò che è diviso,
mette in comunicazione ciò che è separato. Gesù non è il muro del senso di colpa, non è il muro
della disperazione, non è il muro dell’incomunicabilità di Dio. Il Suo ruolo è rendere accessibile la
vita. In questo senso chi incontra Cristo incontra ciò che spalanca la vita, non ciò che la chiude. Egli
è una via d’uscita non una prigione. Tutti gli altri fingono di condurci alla felicità ma molto spesso
intrappolano. Gesù è l’unico che mantiene la parola perché il suo scopo non è trattenere ma far
abbondare la vita. Ecco una bella definizione di che cosa sia la fede e la santità: “avere una vita in
abbondanza”. I santi sono quelli che hanno vissuto la vita in maniera piena, cento volte tanto. I veri
discepoli di Cristo non sono tristi mortificati, ma gioiosi viventi. Non a caso uno dei segni più
diffusi della santità è una santa allegria, uno spiccato senso dell’umorismo che rivela non la
superficialità ma la profonda vita spirituale. Il male infatti ci fa prendere sul serio in maniera
paranoica, lo Spirito invece libera fino al punto di riuscire a sorridere anche di ciò che ci fa
piangere.
