Giovanni 16, 5-11
5 Ma ora me ne vado a colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: ‘Dove
vai?’. 6 Invece, perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore. 7 Pure, io vi dico
la verità: è utile per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il
Consolatore, ma, se me ne vado, io ve lo manderò. 8 Quando sarà venuto, convincerà il mondo
quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in
me; 10 quanto alla giustizia, perché me ne vado al Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al
giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
Ascoltiamo la Parola
Amare significa a un certo punto saper fare un passo indietro affinché emerga l’altro, emerga la sua
libertà, emerga uno spazio dove possa arrivare davvero il Consolatore. Arriva un momento in cui la
Presenza deve passare attraverso una distanza. Se un padre o una madre a un certo punto non
indietreggiassero nella vita del figlio lasciando che esso prenda delle decisioni, trovi la sua strada,
diventi se stesso, che genitori sarebbero? Eppure per noi è così difficile concepire così l’amore. Con
la scusa che l’amore è “presenza” non facciamo mai nessun passo indietro. Ma la presenza
dell’amore è cosa diversa da quell’invadenza che rovina tutto, anche lo stesso amore.
