Giovanni 14, 27-31
27 Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia
turbato e non si sgomenti. 28 Avete udito che vi ho detto: ‘Io me ne vado e torno a voi’; se voi mi
amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è maggiore di me. 29 E ora ve l’ho
detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate. 30 Io non parlerò più molto con
voi, perché viene il principe di questo mondo. Ed egli non ha nulla in me, 31 ma così avviene,
affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato. Alzatevi,
andiamo via di qui”.
Ascoltiamo la Parola
Gesù suggerisce ai suoi discepoli che a volte il vero amore è accettare anche la mancanza, è saper abitare
l’assenza. Può aiutarci l’ esempio di una madre o di un padre che ad un certo punto non aiutano più il
proprio figlio a spostarsi da una stanza all’altra. Se lo sentono piangere lo incoraggiano a provare a
camminare e se non lo spronassero a tirare fuori quel potenziale in realtà non lo amerebbero davvero.
La loro assenza voluta è in funzione dell’amore e non è un modo invece per negarlo. Amare a volte è
lasciare uno spazio, una mancanza, in cui l’altro possa emergere fino in fondo. Riempire tutti i vuoti può
essere rassicurante ma in realtà non ci fa crescere. Per questo Dio non è un “tappabuchi”, ma qualcuno
che ci ama così tanto che in alcuni casi ci lascia affinché possiamo emergere fino in fondo. In cosa
consiste la fede? Nel ricordarci soprattutto quando sentiamo questa mancanza che non siamo
abbandonati, ma amati e che bisogna fidarsi più di Dio che delle nostre sensazioni.
