Vangelo 1 giugno

Marco 12,1-12
1 Poi cominciò a parlare loro in parabole: “Un uomo piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi
scavò un luogo per pigiare l’uva e vi edificò una torre; l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in
viaggio. 2 A suo tempo mandò a quei lavoratori un servo per ricevere da loro dei frutti della
vigna. 3 Ma essi, presolo, lo batterono e lo rimandarono a mani vuote. 4 Egli di nuovo mandò loro
un altro servo e anche lui ferirono nel capo e insultarono. 5 Egli ne mandò un altro e anche quello
uccisero; poi molti altri, dei quali alcuni picchiarono e alcuni uccisero. 6 Aveva ancora un unico
figlio diletto e quello mandò loro per ultimo, dicendo: ‘Avranno rispetto per mio figlio’. 7 Ma quei
lavoratori dissero fra loro: ‘Costui è l’erede; venite, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra’. 8 E, presolo,
lo uccisero e lo gettarono fuori dalla vigna. 9 Che farà dunque il padrone della vigna? Egli verrà,
distruggerà quei lavoratori e darà la vigna ad altri. 10 Non avete voi neppure letto questa Scrittura:
‘La pietra che gli edificatori hanno rifiutata, è quella che è diventata pietra angolare; 11 ciò è stato
fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri’”? 12 Allora essi cercavano di prenderlo,
ma temettero la folla, perché capirono che egli aveva detto quella parabola per loro e, lasciatolo, se
ne andarono.

Ascoltiamo la Parola
E’ un’immagine suggestiva quella che Gesù usa per descrivere la nostra vita. In fondo ha ragione:
non ci siamo fatti da soli, Qualcuno ci ha donato la vita e ce l’ha consegnata fidandosi di noi. Se
non ci fosse stata vera fiducia non si sarebbe allontanato, non ci avrebbe cioè fatti abbastanza liberi
da poter scegliere e agire secondo ciò che più ritenevamo opportuno. Ma è anche vero che questa
vita che abbiamo ricevuto con fiducia, ha un suo termine. La morte è il tempo in cui dobbiamo fare
i conti con ciò che ne abbiamo fatto di tutta la fiducia che il Signore ci ha accordato.

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