Vangelo 3 giugno

Marco 12,18-27
18 Poi vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non vi è risurrezione, e gli
domandarono: 19 “Maestro, Mosè ci lasciò scritto che, se il fratello di uno muore e lascia la moglie
senza figli, il fratello ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello. 20 C’erano sette
fratelli. Il primo prese moglie e, morendo, non lasciò discendenza. 21 Il secondo la prese e morì
senza lasciare discendenza. 22 Così il terzo. E i sette non lasciarono discendenza. Infine, dopo tutti,
morì anche la donna. 23 Nella risurrezione, quando saranno risuscitati, di chi di loro sarà moglie?
Poiché tutti e sette l’hanno avuta per moglie”. 24 Gesù disse loro: “Non è proprio per questo che
errate, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? 25 Poiché, quando gli uomini
risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nei cieli. 26 Quanto poi
ai morti e alla loro risurrezione, non avete voi letto nel libro di Mosè, nel passo del ‘pruno’, come
Dio gli parlò dicendo: ‘Io sono il Dio di Abraamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe’? 27 Egli
non è il Dio dei morti, ma dei viventi. Voi errate grandemente”.

Ascoltiamo la Parola
Troppo spesso pensiamo che la resurrezione sia solo il momento in cui riavremo in maniera
definitiva la vita insieme a un corpo liberato dalla morte. Ma questo esercizio di comprensione non
è facilmente intuibile dalla nostra intelligenza perché non sappiamo cosa esso significhi
concretamente e lo capiremo solo nel momento in cui ne faremo esperienza. Però possiamo
anticiparne alcune conseguenze, come smettere di vivere usando le logiche del possesso. Non
possiamo continuare a possedere persone, cose e situazioni piegandoli a nostro piacimento e per il
nostro utile. Dobbiamo vivere secondo la logica del dono, cioè quella logica che ha inaugurato Gesù
dove “non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici”.

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– DAL 30 GIUGNO –

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