Vangelo 2 marzo

Matteo 6,1-6. 16-18
Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere
da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è
nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te,
come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli
uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece
tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la
tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare
stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli
uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece,
quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel
segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando
digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la
faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già
ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e
lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è
nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.


Come vivere questa Parola?
Oggi iniziamo la Quaresima. Nel Vangelo, Gesù ci chiede di praticare
l’elemosina, il digiuno e la preghiera lontano da ogni ipocrisia: «Non suonate la
tromba davanti a voi». Mette in guardia anche dall’ipocrisia oggettiva:
compiere, anche in buona fede, tutto ciò che la legge di Dio comanda, ma
attenendosi alla pura pratica esteriore, senza la corrispondente conversione
interiore. Così l’elemosina, ridotta a “mancia”, cessa di essere un atto
fraterno; si riduce a un gesto che ci rassicura ma che non cambia il modo di
guardare al nostro fratello, né ci fa sentire la carità di dargli l’attenzione che
merita. Il digiuno, invece, si attiene al compimento formale, che in nessun
momento ci ricorda la necessità di moderare il nostro consumismo né la
necessità di essere curati dalla nostra “bulimia spirituale”. La preghiera, infine,
ridotta a sterile monologo, non può essere un’autentica apertura spirituale, un
colloquio intimo con il Padre e un ascolto attento del Vangelo del Figlio. La
Quaresima cristiana è l’invito che la Chiesa ci fa ogni anno ad approfondire il
nostro interiore, ad una conversione esigente, ad una penitenza umile,
affinché, dando i frutti stessi che il Signore aspetta da noi, viviamo per piena
la gioia e il godimento spirituale della Pasqua.

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