Vangelo 17 maggio

Dal Vangelo di Giovanni (14, 27-31a)
27 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.  28 Avete udito che vi ho
detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al
Padre, perché il Padre è più grande di me.  29 Ve l’ho detto ora, prima che
avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.  30 Non parlerò più a lungo con
voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla,  31 ma
bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha
comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».

Come vivere questa Parola?

È la pace è il dono di congedo lasciato da Gesù ai discepoli e il tesoro prezioso
che contraddistingue un cristiano. È la pace vera, non la banale tranquillità, ma
la pace profonda, quella che fa sorridere il cuore anche durante tutte le prove
che s’incontrano nella vita. Di fronte alle sofferenze ci chiediamo: “Ma dov’è la
pace di Gesù?”. Si tratta di una pace che è molto profonda, che nessuno può
togliere: è un dono, come il mare che nel profondo è tranquillo e nella
superficie ci sono le onde. Vivere in pace con Gesù è avere questa esperienza
dentro, che rimane durante E’ un dono e noi non possiamo averla per mezzi
umani: è lo Spirito Santo dentro di noi e questo Spirito Santo ci dà la fortezza.
La pace di Gesù, ci insegna ad andare avanti nella vita e ci insegna a
sopportare. Sopportare è una parola molto cristiana, è portare sulle spalle.
Cioè: portare sulle spalle la vita, le difficoltà, il lavoro, tutto, senza perdere la
pace; portare sulle spalle e avere il coraggio di andare avanti. Ma questo si
capisce soltanto quando c’è lo Spirito Santo dentro che ci dà la pace di Gesù.
Occorre quindi chiedere al Signore questo dono della pace. È lui stesso ad
averlo promesso: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, ma non come la dà il
mondo”.

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