Vangelo 6 giugno

DAL VANGELO DI GIOVANNI (19, 25-34)

25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria
madre di Clèopa e Maria di Màgdala.  26 Gesù allora, vedendo la madre e accanto
a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo
figlio!».  27 Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo
l’accolse con sé. 28 Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto,
affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete».  29 Vi era lì un vaso pieno di
aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e
gliela accostarono alla bocca.  30 Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È
compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. 31 Era il giorno della
Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il
sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che
fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.  32 Vennero dunque i soldati
e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con
lui.  33 Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le
gambe,  34 ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì
sangue e acqua.


Come vivere questa Parola?

“Donna ecco tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”: È la seconda
volta che Maria si sente dire “donna” da suo Figlio. La prima, infatti, era stata a
Cana quando Gesù dice alla madre: “Non è giunta la mia ora”; la seconda è
questa, sotto la croce, quando le consegna un figlio. Da notare è che in quella
prima volta lei sentì la parola di Gesù ma poi prese in mano la situazione
dicendo ai servitori: “Fate quello che Lui vi dirà”. Invece, in questa circostanza
è Gesù a prendere in mano la situazione: “Donna, tuo figlio”. E in quel
momento Maria diventa madre un’altra volta. La sua maternità, cioè, si allarga
nella figura di quel nuovo figlio, si allarga a tutta la Chiesa e a tutta l’umanità.
E noi, oggi, non possiamo pensare Maria senza pensarla madre. E in questo
tempo in cui si avverte un senso di “orfanità”, questa parola ha un’importanza
grande. Gesù, cioè, ci dice: “Non vi lascio orfani, vi do una madre”. Un’eredità
che è anche il nostro orgoglio: abbiamo una madre, che è con noi, ci protegge,
ci accompagna, ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti.

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