Vangelo 24 giugno

Dal Vangelo di Luca (15, 3-7)

3 Ed egli disse loro questa parabola: 4 «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde
una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,
finché non la trova?  5 Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle
spalle,  6 va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me,
perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta».  7 Io vi dico: così vi
sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per
novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Come vivere questa Parola?

Questa parabola si potrebbe chiamare anche la “parabola della gioia di Dio”.
Infatti, il pastore (Dio), avendo trovato la pecora perduta: «pieno di gioia se la
carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro:
“Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si
era perduta”. La gioia esprime qualcosa di più della misericordia. Essere motivo
di gioia per qualcuno non è semplicemente essere oggetto di misericordia. La
vera misericordia di Dio non può prescindere dalla gioia. La pecora che si è
perduta interessa a tal punto il pastore (Gesù), che abbandona tutte le altre
novantanove per andare in cerca di lei sola, e la sua gioia diventa più grande
quando la ritrova.
Ha scritto un monaco del nostro tempo, che descrive l’amore profondo e la
gioia del Cuore di Gesù per ognuno di noi: “È così che Dio ci ama veramente.
Non ci schiaccia con un amore che basta a se stesso, onnipotente e trionfante;
egli mendica anche il nostro amore. Non siamo i soli a dipendere dal suo
amore. Anch’egli vuole, per così dire, dipendere dal nostro. Non siamo i soli a
porre le radici nel suo Cuore. Anche lui vuole avere le sue radici nel nostro. Egli
vuole infatti che diventiamo suo tormento e sua gioia” (A. Louf).

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