Vangelo 5 luglio

Dal Vangelo di Matteo (9, 32-38)

32 Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato.  33 E dopo che il demonio
fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore,
dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!».  34 Ma i farisei
dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». 35 Gesù
percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe,
annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni
infermità.  36 Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e
sfinite come pecore che non hanno pastore.  37 Allora disse ai suoi discepoli: «La
messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!  38 Pregate dunque il signore
della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Come vivere questa Parola?

“Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni”. In questa pagina di
Vangelo si scontrano due modi diversi di guardare la realtà e giudicare eventi e
persone. Il primo è quello dei farisei che guardano Gesù con diffidenza e non sono
perciò capaci di riconoscere il bene che egli compie, anzi deformano la realtà, fino
al punto da attribuire al maligno le molteplici guarigioni fatte dal Nazareno. È lo
sguardo di chi vede sempre e solo il male. Dobbiamo riconoscere che tante volte
è questo lo sguardo con il quale anche noi leggiamo i fatti della vita. Nello stesso
brano l’evangelista descrive anche lo sguardo di Gesù: “Vedendo le folle, ne sentì
compassione”. Con queste parole l’evangelista vuole sottolineare   l’amore viscerale
che Gesù nutre per la sua gente. Il Vangelo parla di folle: in realtà Gesù non vede
la massa ma la singola persona, come se incrociasse lo sguardo di ciascuno, il
Figlio di Dio fatto uomo conosce le gioie e le angosce che ciascuno porta nel
cuore. A leggere bene questa pagina, possiamo constatare che non si tratta di
una folla di malati, apparentemente non è una situazione drammatica. Gesù vede
con gli occhi del cuore persone che hanno certamente tanti buoni desideri ma
sono “pecore senza pastore”, non possono contare su autorità religiose capaci di
condurre nelle vie di Dio, cioè a quella pienezza di vita che i profeti hanno
annunciato. Quello di Gesù è uno sguardo carico di compassione ma anche,
inevitabilmente, intriso di amarezza. Ogni volta che riscontriamo un divario più o
meno marcato tra l’ideale è il reale, è impossibile non sentire una profonda e
motivata amarezza. E tuttavia, fermarci a questo stadio significa arrendersi al
male. Gesù invece passa dalla compassione all’azione. Per questo coinvolge i
discepoli e li invita a pregare il Padre celeste perché susciti operai, cioè apostoli
disposti a faticare per costruire il Regno. Il primo passo per rinnovare la storia
dell’umanità è quello di metterci in ginocchio perché senza Dio ogni fatica è vana.

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