Vangelo 9 luglio

Dal Vangelo di Matteo (10, 24-33)

  24 Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo
signore;  25 è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il
servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa,
quanto più quelli della sua famiglia! 26 Non abbiate dunque paura di loro, poiché
nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà
conosciuto.  27 Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello
che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.  28 E non abbiate paura
di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima;
abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e
l’anima e il corpo.  29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure
nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.  30 Perfino i
capelli del vostro capo sono tutti contati.  31 Non abbiate dunque paura: voi
valete più di molti passeri! 32 Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli
uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;  33 chi invece
mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio
che è nei cieli.

Come vivere questa Parola?

I discepoli non devono cercare o attendersi una sorte diversa da quella toccata
al loro Maestro. Se Gesù è stato calunniato e chiamato Beelzebùl, il principe
dei demoni, quanto più saranno calunniati i suoi discepoli. Il nome Beelzebùl,
dato in senso dispregiativo a Gesù, significa “padrone della casa”. Per questo i
suoi discepoli sono chiamati “i suoi familiari”, cioè quelli della sua casa. Il
comandamento “Non temete” ripetuto tre volte è un forte invito al coraggio. Il
coraggio deve manifestarsi nel parlare chiaro e nel gridare coi fatti il
messaggio di Cristo, nel non temere la persecuzione e la morte del corpo, e nel
non vergognarsi mai di Cristo davanti agli uomini. La paura dei discepoli nasce
dalla mancanza di fede in Dio Padre e dalla mancanza di libertà nei confronti di
se stessi. Per seguire Cristo bisogna rinnegare se stessi. Chi non rinnega se
stesso, rinnega Cristo, come ha fatto Pietro. Riconoscere il Cristo davanti agli
uomini è molto più che parlare di lui o associarsi alla comunità dei cristiani: è
solidarietà totale con il suo mistero di morte e risurrezione. La morte del
martire non è assenza di Dio, ma realizzazione del progetto di Dio e
configurazione al Cristo morto e risorto, culmine della testimonianza cristiana.

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