Vangelo 18 luglio

Dal Vangelo di Matteo (12, 38-42)
  38 Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: «Maestro, da te vogliamo vedere un
segno».  39 Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende
un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il
profeta.  40 Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del
pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della
terra.  41 Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa
generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si
convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!  42 Nel giorno del
giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà,
perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di
Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!
Come vivere questa Parola?
Purtroppo nonostante tutti i nostri cammini, tutta la nostra preghiera e tutta la
nostra fede, spesso anche noi cerchiamo segni, o peggio ancora, li
pretendiamo. Quante volte vediamo dei fratelli che non pensano a Dio per la
quasi totalità della propria vita salvo, poi, appena accade una qualche
disgrazia, rivolgersi a Lui con improvvisa devozione, giungendo anche al
ricatto: «Dio, se esiti, fa’ che accada così e così». Chiediamo segni per credere
e sbagliamo due volte. Prima di tutto perché quale segno più grande di quello
dell’eucarestia possiamo avere per credere? cosa può sconvolgerci di più di un
Dio che si è fatto uomo per morire in croce per noi? E poi forse dovremmo
imparare a formulare meglio le nostre richieste, smettendola di chiedere a Dio
di fare le cose che gli chiediamo noi, secondo i nostri modi e i nostri tempi.
Forse le nostre preghiere di intercessione dovrebbero essere più richiesta di
Spirito Santo per essere capaci di vivere la volontà di Dio in quel avvenimento
specifico. La fede non è questione di prove e segni, ma di come vediamo e
viviamo la vita.

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