Apriti – Novembre

Carissimi sorelle e fratelli parrocchiani,
alla luce della lettera del mese scorso in merito alle prospettive pastorali per il secondo anno del Cammino sinodale contenute nel testo delle CEI “I cantieri di Betania” e negli interventi del Cardinale Vicario, e tenendo conto del discernimento operato dal consiglio pastorale, la nostra comunità parrocchiale adotta per questo anno pastorale il secondo cantiere: “Il cantiere dell’ospitalità e della casa”. Così ne parla il documento “I cantieri di Betania”: “Una donna, di nome Marta, lo ospitò” nella sua casa. Il cammino richiede ogni tanto una sosta, desidera una casa, reclama dei volti. Marta e Maria, amiche di Gesù, gli aprono la porta della loro dimora. Anche Gesù aveva bisogno di una famiglia per sentirsi amato. Le comunità cristiane attraggono quando sono ospitali, quando si configurano come “case di Betania”… La casa che sogniamo ha finestre ampie attraverso cui guardare e grandi porte da cui uscire per trasmettere quanto sperimentato all’interno – attenzione, prossimità, cura dei più fragili, dialogo – e da cui far entrare il mondo con i suoi interrogativi e le sue speranze… Emerge il desiderio poi di una Chiesa plasmata sul modello familiare, capace di ritrovare ciò che la fonda e l’alimenta, meno assorbita dall’organizzazione e più impegnata nella relazione, meno presa dalla conservazione delle sue strutture e più appassionata nella proposta di percorsi accoglienti di tutte le differenze. Il cantiere dell’ospitalità e della casa dovrà approfondire l’effettiva qualità delle relazioni comunitarie e la tensione dinamica tra una ricca esperienza di fraternità e una spinta alla missione che la conduce fuori…”. Credo, allora, che il cammino di questo anno debba puntare a costruire una comunità che abbia le seguenti caratteristiche, per essere una “Chiesa in uscita” come indicato dal Papa nella Evangelii Gaudium (EG):

  1. Una comunità che cammina nella corresponsabilità: dice il Papa nella EG, 120: «La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello diretto ad ogni cristiano, perché nessuno rinunci al proprio impegno di evangelizzazione». Il primo soggetto che costituisce la Chiesa è l’intero «popolo di Dio»: noi, sacerdoti, laici, persone consacrate (Lumen Gentium, cap. 2). Tutti siamo rivestiti di una dignità profetica, regale e sacerdotale. Tutti abbiamo la responsabilità della evangelizzazione: prendiamone coscienza in questo anno.
  2. Una comunità dalle porte aperte, dove tutti si sentono di casa «La Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo» (EG, 114). La nostra “Chiesa” sia lo spazio in cui ogni fedele, di qualunque condizione, maturi la propria fisionomia di battezzato e di membro della comunità, a partire dalla sua situazione personale, anche la più fragile e sofferta. Ciò suona per tutti noi come un invito ad aprire le porte della nostra comunità a tutti coloro che sono alla ricerca di Dio o che desiderano vivere l’esperienza dell’amore filiale verso Dio Padre e condividere l’amore fraterno verso tutti.
  3. Una comunità che testimonia la comunione fraterna Dice ancora il Papa nella EG, n.99: «Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate… Attenzione alla tentazione dell’invidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti». Siamo chiamati come singoli, comunità, gruppi, movimenti, associazioni ad una profonda verifica, perché divisioni, rivalità, disistima, mancanza di collaborazione, persino scontri, costituiscono anche per noi un rischio e una tentazione costante che esige vigilanza e carità.

Propongo, quindi, UN’ASSEMBLEA PARROCCHIALE DOMENICA 20 NOVEMBRE, ALLE ORE 11.30, PRESSO LA CAPPELLA DELL’ORATORIO, rappresentativa di tutte le realtà della nostra comunità, dove ci si possa interrogare su queste prospettive, sulle modalità di attuazione, e farsi anche queste domande: come possiamo “camminare insieme” nella corresponsabilità? Che cosa chiedono gli uomini e le donne del nostro territorio, per sentirsi “a casa” nella nostra Chiesa? Quali passi avanti siamo disposti a fare, come comunità parrocchiale per essere più aperta, accogliente e capace di curare le relazioni? Che cos’è che aiuta a vivere l’esperienza cristiana nelle case e cosa servirebbe per essere aiutati a viverla meglio?”. Concludo con l’auspicio che la nostra parrocchia sia sempre più una “Chiesa in mezzo alle case”, così come desiderato dal Papa: “…la parrocchia continuerà ad essere la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie. Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione”. (EG 28).

Buon cammino a tutti/e.
Don Tommaso

 

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