Vangelo 18 febbraio

Dal Vangelo di Marco (9, 2-13)
  2 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in
disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro  3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime:
nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.  4 E apparve loro Elia con Mosè e
conversavano con Gesù.  5 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere
qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».  6 Non sapeva infatti che cosa
dire, perché erano spaventati.  7 Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una
voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».  8 E improvvisamente, guardandosi attorno, non
videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non
raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai
morti.  10 Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. 11 E lo
interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».  12 Egli rispose loro: «Sì,
prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve
soffrire molto ed essere disprezzato.  13 Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello
che hanno voluto, come sta scritto di lui».

Ascoltiamo la Parola
La reazione di Pietro ci porta anche a guardare avanti alla vita con Dio, così da poter dire
nell’eternità: ‘È bello per noi essere qui’. Nella preghiera possiamo a volte riposare ed essere
semplicemente felici, felici e contenti di essere con Gesù, nella sua presenza e nel suo amore. La
trasfigurazione era a beneficio dei discepoli, per la loro fede e fiducia nella gloria eterna di Gesù nei
momenti difficili. Può essere lo stesso di ciascuno di noi nella preghiera. La voce di Dio risuona
ancora, invitandoci ad ascoltare Gesù. Mi lascio trascinare alla presenza dell’Amato, invitato ad
essermi vicino come lo erano Pietro, Giacomo e Giovanni.

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