Vangelo 22 febbraio

Matteo 16, 13-19
13 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice
che sia il Figlio dell’uomo?».  14 Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri
Geremia o qualcuno dei profeti».  15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».  16 Rispose Simon
Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».  17 E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio
di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.  18 E io a te
dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non
prevarranno su di essa.  19 A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Ascoltiamo la Parola
La nostra condizione attuale nei confronti di Gesù non è molto diversa da quella degli ebrei più
dotti o osservanti del suo tempo e anche dei suoi stessi discepoli: tutti non potevano che perdersi in
congetture più o meno probabili sul suo conto. La sua persona resta avvolta nel mistero. Anche oggi
c’è bisogno di un’altra luce, che venga da altrove. Anche oggi solo il Padre stesso può rivelare il
proprio Figlio, a chi vuole e quando vuole. Possiamo riuscire a comporre una biografia attendibile
su Gesù senza aver mai ricevuto questa rivelazione dal Padre. Uno può recitare correttamente tutte
le formule di fede che lo riguardano, insegnarle agli altri come un esperto di catechesi, ma senza
aver mai avuto il cuore toccato dal Padre o infiammato dal suo Spirito. Possiamo anche cercare di
osservare fedelmente i comandamenti di Gesù e tuttavia rimanere estranei alla rivelazione del
Padre.

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