Vangelo 5 marzo

Matteo 18, 21-35
21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me,
quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».  22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette
volte, ma fino a settanta volte sette. 23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare
i conti con i suoi servi.  24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che
gli doveva diecimila talenti.  25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che
fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.  26 Allora il servo,
prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa».  27 Il
padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per
il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!».  29 Il suo compagno, prostrato a terra,
lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò».  30 Ma egli non volle, andò e lo fece
gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. 31 Visto quello che accadeva, i suoi
compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.  32 Allora il
padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito
perché tu mi hai pregato.  33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto
pietà di te?».  34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto
il dovuto.  35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al
proprio fratello».


Ascoltiamo la Parola
Nel film del 2016 “Perfetti sconosciuti” c’è un dialogo in cui una coppia di coniugi che sono in
crisi, parlano tra di loro e il marito racconta che sta andando in analisi per cercare di salvare il
rapporto con sua moglie. E le dice che una cosa che ha imparato in questi mesi di terapia è stata
l’importanza del “saper disinnescare”, del non trasformare ogni discussione in una lotta per la
supremazia, del saper fare qualche passo indietro. Ecco sembra che il perdono quotidiano sia un po’
questo: lasciare che i gesti, le parole che gli altri hanno nei nostri confronti e che a volte ci fanno
arrabbiare o ci feriscono, non diventino delle pietre, che poi nessuno riesce più a spostare. Non
tener conto di un torto subito vuol dire fare un passo indietro, perché quella parola un po’ crudele o
quel gesto un po’ cattivo che riceviamo non ci colpiscano, non riescano a scavare dentro di noi
generando rancore.

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