Vangelo 17 marzo

Giovanni 12, 20-33
20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci.  21 Questi si
avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo
vedere Gesù».  22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a
Gesù.  23 Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato.  24 In verità, in verità
io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce
molto frutto.  25 Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la
conserverà per la vita eterna.  26 Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il
mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.  27 Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò?
Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!  28 Padre, glorifica il tuo
nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». 29 La folla, che
era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha
parlato».  30 Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi.  31 Ora è il giudizio di questo
mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.  32 E io, quando sarò innalzato da terra,
attirerò tutti a me».  33 Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Ascoltiamo la Parola
Ed è sempre il Figlio dell’uomo colui che odiando, cioè non essendo attaccato alla propria vita in
questo mondo, la offre per la salvezza di tutti. Così anche il discepolo è posto di fronte a una scelta:
amare/odiare e perdere/conservare la propria vita. Il problema di fondo è individuare la priorità.
Quanto è prioritario l’attaccamento alla propria vita rispetto alla sequela di Gesù? Il modo di
intendere l’esistenza fa la differenza. Un’esistenza intesa come spazio privato, chiuso in se stesso,
scivolerà via, si perderà come l’acqua che sfugge tra le mani. Una esistenza intesa, invece, come
dono ricevuto da un Altro, da lasciare scorrere nella relazione con gli altri e nella relazione con Dio,
accettando di morire ogni giorno a se stessi per servire e seguire Gesù, ecco che essa si conserverà,
diventando vita eterna, vita in abbondanza. E la vita eterna non è altro che la comunione con Dio.

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