Vangelo 13 maggio

Giovanni 16, 29-33
29 Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato.  30 Ora sappiamo
che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da
Dio».  31 Rispose loro Gesù: «Adesso credete?  32 Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi
disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con
me. 33 Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate
coraggio: io ho vinto il mondo!».


Ascoltiamo la Parola
Non basta sapere le “cose della fede”. Tutto sommato, con l’esempio della croce e risurrezione
Gesù ci dice che la risposta di tutto è, effettivamente, l’amore. Lo sappiamo bene, la nostra testa ci è
arrivata. Ma non basta. Tra l’ortodossia, cioè il “corretto sapere”, e l’ortoprassi, cioè il “corretto
operare”, sta uno scalino non è eludibile: l’ortopatia, cioè il “corretto sentire”. Se i nostri valori non
scendono nel nostro cuore e non contribuiscono a scaldarne i motori, non c’è movimento, non c’è
azione… la nostra fede rischia di diventare una materia tra le tante da imparare. Così, nel vangelo di
oggi i discepoli finalmente «sanno» chi è Gesù e da dove viene. Questa conoscenza intellettuale
verrà messa alla prova della paura, del disorientamento, della solitudine.

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