Vangelo 28 maggio

Marco 10, 28-31
28 Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».  29 Gesù gli
rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o
padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo,  30 che non riceva già ora, in questo
tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e
la vita eterna nel tempo che verrà.  31 Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».


Ascoltiamo la Parola
Corriamo da una parte all’altra, riempiamo le nostre giornate di mille cose; le nostre vite tracimano
di banalità, di realtà non essenziali. Abbiamo tutto e siamo profondamente affamati di vita. Spesso
quando chiedi a una persona: «come va?» non di rado la risposta è: «tiriamo!». Sì, tiriamo. Tiriamo
un pesante fardello, come spesso appare la vita; a volte il peso sembra così insopportabile che a quel
punto sì che il “tutto” tanto faticosamente accumulato lo molliamo e ci molliamo. Ecco perché Gesù
risponde a Pietro – che un po’ impettito afferma di aver lasciato «tutto» – con una frase che pare
non si armonizzi molto col discorso appena fatto: «molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi
saranno primi». «Gli ultimi saranno i primi» forse perché negli ultimi del mondo c’è la sapienza
ribaltata del cielo di chi, partendo dall’essenziale per l’oggi, sa gustarsi la vita meglio di chi ha la
bocca troppo piena per comprendere ciò che sta mangiando e per chi sta riempiendosi la pancia.

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