Luca 6, 1-5
1 Avvenne che in un giorno di sabato egli passava per i campi di grano; i suoi discepoli strappavano
delle spighe e, sfregandole con le mani, mangiavano. 2 E alcuni dei farisei dissero: “Perché fate
quello che non è lecito nel giorno del sabato?”. 3 Gesù, rispondendo, disse loro: “Non avete letto
neppure ciò che fece Davide, quando ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? 4 Come entrò nella
casa di Dio, e prese i pani di presentazione, ne mangiò e ne diede anche a coloro che erano con lui,
benché non sia lecito mangiarne se non ai soli sacerdoti?”. 5 E diceva loro: “Il Figlio dell’uomo è
Signore del sabato”.
Ascoltiamo la Parola
Gesù vuole forse vuole abolire le regole? Assolutamente no. Egli è preoccupato di non far
coincidere la fede con le regole. La fede è sempre più grande delle regole, come l’amore di una
madre per il figlio è più grande della buona abitudine a lavarsi le mani prima di sedere a tavola. Se
l’amore di una madre si riducesse solo a ricordare al figlio di lavarsi le mani che amore sarebbe?
Come potrebbe quel figlio avere la vita cambiata da un amore così? E non è forse il rischio della
religione quando essa diventa solo memoria delle regole? Quindi essere cristiani significa avere
l’umiltà di darsi delle regole e allo stesso avere la semplicità di cuore per ricordarsi che la vita è
sempre più grande, e proprio per questo si deve essere capaci di eccezioni. Esse infatti non
contraddicono la regola ma la confermano perché la umanizzano. Oggi domandiamoci: abbiamo
una regola di vita? Quanto siamo umani nel viverla?
