Vangelo 4 marzo

Matteo 20, 17-28
17 Poi Gesù, nel salire a Gerusalemme, trasse da parte i suoi dodici discepoli e, cammin facendo,
disse loro: 18 “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi
sacerdoti e degli scribi; 19 essi lo condanneranno a morte e lo metteranno nelle mani dei Gentili per
essere schernito, flagellato e crocifisso, ma il terzo giorno risusciterà”. 20 Allora la madre dei figli
di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi e chiedendogli qualche cosa. 21 Ed egli
le domandò: “Che vuoi?”. Ella gli disse: “Ordina che questi miei due figli siedano l’uno alla tua
destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno”. 22 Gesù, rispondendo, disse: “Voi non sapete quello
che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?”. Essi gli dissero: “Sì, lo
possiamo”. 23 Egli disse loro: “Voi certo berrete il mio calice, ma quanto al sedersi a destra o a
sinistra non sta a me il darlo, ma è per quelli a cui è stato preparato dal Padre mio”. 24 E i dieci,
udito ciò, furono indignati contro i due fratelli. 25 Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “Voi sapete che i
prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. 26 Ma non è
così tra voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore 27 e chiunque fra voi
vorrà essere primo, sarà vostro servo; 28 appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere
servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

Ascoltiamo la Parola
L’annuncio della Passione che Gesù fa ai suoi discepoli suscita in loro una reazione strana:
accaparrarsi i posti migliori. Come può sussistere la notizia della Croce con la ricerca dei primi
posti? Non dobbiamo scandalizzarci di questo perché basta vedere la nostra vita e accorgerci che
delle volte più avvertiamo un vuoto e più tentiamo di colmarlo con le cose sbagliate. Ad esempio
pensiamo che la carriera possa saziare quella sete di felicità che tanto ci tormenta. Se la Croce è
l’esperienza di sperimentare il vuoto, la tristezza, la sofferenza, la consapevolezza della nostra
finitudine, la certezza che un giorno moriremo, allo stesso tempo la ricerca di cose futili è per noi
come la ricerca di un antidolorifico, un modo cioè di non pensare o sentire l’impatto di queste
cose. Gesù è colui che ci fa affrontare e vivere ciò che da soli tentiamo solo di evitare.

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