Giovanni 6, 44-51
44 Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato e io lo risusciterò
nell’ultimo giorno. 45 È scritto nei profeti ‘Saranno tutti istruiti da Dio’. Ogni uomo che ha udito il
Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da
Dio; egli ha visto il Padre. 47 In verità, in verità io vi dico: Chi crede ha vita eterna. 48 Io sono il
pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane
che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivente, che è disceso
dal cielo; se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno e il pane che darò è la mia carne, che darò
per la vita del mondo”.
Ascoltiamo la Parola
La forza di cui abbiamo bisogno per vivere autenticamente la vita cristiana è una forza che viene
dall’alto e che prende il nome di virtù teologale. Nello specifico questa forza è tripartitica: la fede,
la speranza e la carità. Essendo dono non possiamo ritrovarle nelle nostre forze, ma solo in quella
gratuità con cui Dio ci ama. Liberi dall’ansia da prestazione che dobbiamo procurarcele da soli,
veniamo ricollocati con gioia davanti a un Dio che muore dalla voglia di farci questo dono. È
l’intento di Gesù nel Vangelo di oggi quando dice esplicitamente: “Nessuno può venire a me, se
non lo attira il Padre che mi ha mandato”. Non siamo salvi per forza, siamo salvi per dono e per
adesione a questo dono. Uno può anche lanciarti un salvagente ma tocca a te aggrapparti e farne
buon uso. Siamo chiamati a non sprecare il dono, o in assenza di esso a saperlo chiedere con umiltà.
L’umile è colui che chiede senza fingere autosufficienza.
